lundi 29 avril 2013

Visione della 'Green energy' nel nuovo governo

Oltre all’ alta tecnologia bisogna investire sull’ ambiente dell’ energia. Le nuove tecnologie, fonti rinnovabili, efficienza energetica vanno maggiormente integrate nel contesto esistente, migliorando la selettività degli istrumenti di incentivazione in un’ottica organica con visione di medio e lungo periodo.
Sempre con riguardo ai settori energetici, va completato il processo di integrazione con i mercati geografici dei paesi europei confinanti. Questo implica per l’energia elettrica il completamento del così detto market-coupling per il gas, e il completo riallineamento per i nostri pezzi con quelli europei. E’ chiaro che episodi in questo campo come quelli dell’Ilva di Taranto non sono più tollerabili (alto tasso di inquinamento continuo e in critico aumento). Tutta l’impresa italiana per crescere ha bisogno di più semplicità, di un’alleanza tra la pubblica amministrazione e la società senza tollerare le sacche di privilegio.
La burocrazia non deve opprimere la voglia creativa degli italiani ed è per questo che bisogna rivedere l’intero sistema delle autorizzazioni.

jeudi 14 juin 2012

Green Jobs, Green Manager


Quale sono i primi resultati dell’economia verde nel mercato del lavoro?
Ci sono altre paesi che si stanno dotando di politiche energetiche ed industriale orientate al risparmio, all’uso delle fonti rinnovabili e alla riduzione delle emissione climalteranti come obblighi.
Questi impegni rappresentano un’opportunitá di produrre richezza e reditto attraverso nuove imprese, nuove professionalità e nuove tecnologie

Come sono questi green jobs, così trasversali alle diverse industrie e alle varie funzioni aziendali?
Secondo un studio della Cgil-IRES in 2010, in Italia saranno circa 60.500 green workers di piú, operanti nell settore delle energie rinnovabili.
L’attenzione all’ambiente e alle energie rinnovabili sta diventando una prospettiva di sistema.

Quale sono le principale condizioni chi consentono alla sostenibilità ambientale di dispiegare pienamente il suo potenziale innovativo?

  1. Il superamento di un approccio aziendale incentrato sul adeguamento alle regolamentazioni
  2. L’aumento di consapevolezza – sapere tecnico, interpretazione e valutazione dei processi aziendali-  ai livelli decisionali delle organizazzioni.
  3. Una gestione strategica della sostenibilità porta sia a rispiarmi di costo e aumenti di redditività , sia a una migliore immagine percepita e competitività sui mercati.

La difussione di tecnologie energetiche innovative – fonti rinnovabili, l’efficienza e il risparmio energetico – può dare impulso al rilancio delle attività produttive e contribuire a contrastare il calo dell’occupazione?
L’innovazione in compo energetico offri una possibili risposta alle distorsioni dell’attuale modello di sviluppo. Anzi, questa innovazione rappresenta :

  • un’opportunità di conquista di nuovi mercati, rafforzando la competitività dell’economia nazionale.
  • una prova concreta che si può costruire una politica industriale partendo dal baso: dalla qualificazione della domande che determina una trasformazione dell’oferta del servizio energetico.

Quindi, si può fare business rispettando la natura, ed i temi dell’ecocompatibilità potevano creare profitto.
Ocorre avere più di Green Energy Managers, con una visione multidisclinarie et trasversale chi sa confrontare problemi complussi misurando quelli chi sono gli impatti della actività dell’empresa sull’ambiente, sulla società. Loro devono capire che la Green economy è una economia verde chi valorizzi le industrie partiendo de quelli di riciclio, anzi tutte le activitá di natura industriale chi hanno chi vedere con la reduzzione di impatti ambientale.

Mercati all’ingrosso: prodotto delle liberalizzazioni


Difficilmente l’apertura alla concorrenza sarà in grado di procurare i benefici promessi, e cioè minori costi di produzione, minori prezzi per i clienti finali e maggiore innovazione.
Alle difficoltà di attuazione dei programmi di liberalazzione si sono aggiunti fattori esterni:

  • A partire dal 2007, l’aumento vertiniginoso del costo delle materie prime ha eroso i vantaggi derivanti dall’apertura dei mercati.
  • La questione della sotenibilità ambientale è divenuta un tema centrale dell’agenda politica, constringendo i governi a trovare modi per riconciliare questo obbietivo con la promozione della concorrenza.

Quindi, la costruzione dei mercati dell’energia passa necessariamente per l’elaborazione di un’adeguata infrastruttura istituzionale.
Ci sono tre (3) incovenienti cello approccio dell’interventi regolatori:

  • Le medesime misure possano essere adottate con successo in qualunque paese.
  • I indicazioni ofertti sono generiche sulle caratteristiche delle istituzioni che dovrebbero attuare le riforme.
  • Le difficoltà sono in parte imputabile alla mancaza di risposte soddisfacenti per entrambi i profili.

La struttura dei mercati è definita per un’ampia produzione di regole da parte dei legislatori e delle autorità di settore, ma la conformazione dei conttrati è evento tutt’altro che infrequente.
La coesistenza di relazioni contrattuali e interventi dei regolatori è il pricnipale motivo di interesse di una ricerca che si propone di verificare le condizioni istituzionali per il successo delle liberalizzazioni.
Ocorre ricostruire la natura dei rapporti con altre discipline, in particolare il diritto antitrust e il diritto dei consumatori.
L’evoluzione dei mercati all’ingrosso può essere ricondotta ai 2 processi paralleli:

  1. Commercializzazione (commodification): Introduzione di regole che permettano di scambiare elettricità e gas su mercati di dimensioni continentali. Si trata di eliminare barriere e differenze fra mercati locali o regionali.
  2. Finanziarizzarione (securitization): Stretta conessione fra mercati fisici, relativi cioè alla consegna di energia da consumare, e mercati finanziari, in cui si negoziano strumenti derivati con finalità di copertura dei rischi o di investimento.

La medesima distinzione fra “mercati spot” e OTC è tradizionalmente alla base dei mercati finanziari.
I problemi di coordinamento si riallacciano alla nozione di “specificità delle infrastrutture” utilizzata dalla economia neoistituzionale.

  • Specificità di posizione: Potere di mercato esercitato dai produttori che, grazie alle congestioni di rete, non devono subire la concorrenza di altri produttori.
  • Specificità temporale: indica le necessità di coordinamento costante dra i diversi segmente delle filiere.
  • Speficità all’investimento: in infrastrutture dedicate che non sono utilizzabili al di fuori di una particolare relazione contrattuale.

Problema di opportunismo contrattuale o hold up
La regolazione dell’acceso alle reti e l’organizzazione di mercati liquidi e trasparenti tendono a ridurre il grado di specificità ed il pericolo di opportunismo.
Le regole di funzionamento dei mercati, i termini tecnici e le clausole contrattuali divengono parte di un processo di uniformazione che spinge gli operatori ad utilizzare un numero limitato di modelli.
I problemi delle standarizzazione in europa sono legati soprattuto alle differenze fra legislazione nazionali. Questa compatibilità è ottenuta rinunciando a formulare clausulo dettagliate (ogni paese).

Nuovi consumatori – prosumer


Attualmente si sta infatti assistendo, accanto a un processo di innovazione tecnologica, al parallelo ampliamento dell’insieme dei soggette produttori di energia mediante l’iniziativa dei piccoli operatori – agricoli, nel commercio, nel terziario, nell’artigianato – fino ad arrivare all’importante ruolo svolto dalle stesse famiglie e, cioè, dal comune cittadino-consumatore.
Questo ultimo, passa dall’essere un semplice consumatore, un destinatario passivo del servizio energetico, a configurarsi come un piccolo generatore di energia pulita, un consumatore-produtore [prosumer] che contribuisce alla diffusione di un sistema di generazione dell’energia diverso da quello tradizionale.
Il settore residenziale
Questo settore ha un peso considerevole riduzione delle emissioni di CO2 - contributo delle opzioni di efficienza energetica alla al 2020
Attualmente, una casa italiana presenta una media dei consmi di 150 kwh/m2/anno e che almeno il 70% dei consumi di energia è relativo al riscaldamento. Tuttavia, con le attuali tecnologie a disposizione e con i dovuti accorgimenti in fase construttiva è possibile ridurre la media dei consumi dell abitazione addirittura del 50% (sia l’edificazione di nuovi fabbricati, la ristrutturazione degli edifici esistenti).

Regolamento degli Impianti solari fotovoltaici


Scenario e previsioni
Italia ha fiducia di rispettare il Pacchetto clima-energia “20-20-20” dove il l’aumento del ricorso a energie rinnovabili è pari al 17% del consumo complessivo di energia al 2020
Secondo il Piano d’Azione Nazionale, PAN, questo obiettivo è scomposto nei tre (3) settori principali: - calore,  trasporti ed energia elettrica.
Per l’energia elettrica, il obiettivo al 2020 è stabilito di 26% del consumo - corrispondente ad una produzione di circa 100 TWh/anno.
Il decreto (DM 5 maggio 2011) annunzia che l’Italia è in anticipo poiché la capacità installata a fine 2011 è in grado di assicurare una produzione di circa 94 TWh/anno.
Questo decreto stabilisce che un obiettivo indicativo di potenza installata a livello nazionale è circa 23.000 MW al 31 dicembre 2016, e questo corrisponde ad un costo indicativo cumulato annuo degli incentivi al fotovoltaico stimabile tra 6 e 7 miliardi di euro (per la fine marzo 2012, il valore di questo costo è 5,6 miliardi di euro)
Tariffe e costi di produzione
Sono ammessi alle tariffe incentivanti di cui al presente decreto:
a) impianti fotovoltaici il cui costo annuo indicativo degli incentivi nel semestre non supera gli 80 ML€;
b) impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative il cui costo annuo indicativo degli incentivi nel semestre non supera i 10 ML€;
c) impianti fotovoltaici a concentrazione il cui  costo annuo indicativo degli incentivi nel semestre non supera i 10 ML€.
La tariffa incentivante è riconosciuta per un periodo di venti anni a decorrere dalla data di entrata in esercizio dell'impianto ed è costante in moneta corrente per  tutto il periodo di incentivazione
I notevoli progressi tecnologici e le economie di scala hanno comportato una rapida diminuzione del costo degli impianti solari fotovoltaici ovunque. La crescita del volume delle installazioni ha comportato una accentuata crescita degli oneri di sostegno, oltre a consumo di territorio anche agricolo; che diversi altri Paesi europei hanno adottato misure finalizzate alla riduzione degli incentivi al fotovoltaico. Per raggioni della tutela della concorrenza e degli utenti finali, quindi tendere a standard europei sul livello delle incentivazioni.
Futuro ed investimento
L’ulteriore sviluppo del solare fotovoltaico debba essere orientato verso applicazioni che riducono il consumo del territorio, stimolano  l’innovazione tecnologica, l’efficienza energetica e consentono di ottenere ulteriori benefici in termini di tutela dell’ambiente e di ricadute economiche;
Secondo il Decreto, sarà sufficiente impegnare ulteriori 500 ML€/anno di costo degli incentivi, al fine di accompagnare il fotovoltaico verso la competitività, al di fuori di schemi di sostegno.
Come gli impianti fotovoltaici determinano oneri aggiuntivi a causa dell’esigenza di mantenere in sicurezza il sistema elettrico, occorra promuovere l’adozione di strumenti volti a favorire la migliore integrazione dei medesimi impianti nel sistema elettrico.
Articulo 7
Possono beneficiare delle tariffe incentivanti gli impianti fotovoltaici in possesso dei seguenti requisiti:
a) potenza nominale non inferiore a 1 kW;
b) I moduli fotovoltaici dovranno essere certificati in accordo con la norma CEI EN 61215 se realizzati con silicio cristallino, con la norma CEI EN 61646, se realizzati con film sottili. Inoltre i moduli fotovoltaici devono essere certificati anche in accordo alla norma CEI EN 61730 - Parte 2;
c) realizzati con componenti di nuova costruzione o comunque non già impiegati in altri impianti così come stabilito dal decreto ministeriale 2 marzo 2009;
d) collegati alla rete elettrica o a piccole reti isolate, in modo tale che ogni singolo impianto fotovoltaico sia caratterizzato da un unico punto di connessione alla rete, non condiviso con altri impianti fotovoltaici.

Fonti Rinnovabili in Italia


L’adozione delle politiche necessarie al raggiungimento degli obiettivi al 2020 in termini di rinnovabili porterebbe il settore alla creazione di un valore importante nella filiera di approvvigionamento del combustible (biomassa), nella filiera tecnologica (componenti, progettazione, consulenza, costruzione) e nella fase di gestione e manutenzione.
L’Italia dovrà impegnarsi ad assicurare una percentuale di energia primaria da fonte rinnovabilie sul consumo totale interno pari almeno al 17% entro il 2020.
Il paese risulta infatti uno dei paesi a maggiore produzione di energia rinnovabile che non è ancora dotato di una propia industria manifatturiera di settore degna di tale nome, in particolare per quanto riguarda l’eolico e il fotovoltaico.
C’è il persistere e addirittura l’aumento delle problematiche connesse alle procedure di autorizzazione degli impianti, alle difficoltà di connessione a una rete elettrica ancora carente e da potenziare in modo intelligente, ai problemi di dispacciamento, alla proliferazione della sindrome Nimby (Not In My Back Yard) e delle obiezioni pregiudiziali di una parte dei cittadini e degli amministratori locali sovente male informati.
Propio in nome della trasversalità e della numerosità dei settori che coinvolge (manutenzione foreste, agrocoltura, raffinazione, industria alimentare, allevamento, trasporti), la biomassa è la fonteche assorbe più occupazione in Italia.
Nel settore del fotovoltaico, c’è l’avvio della costruzione di impianti manifatturieri per la fabbricazione di materiali e componenti in Piemonte, Veneto e con progetti interessanti anche in Lombardia, Sardegna, Puglia e Sicilia. Inoltre anche nell’eolico e nelle biomasse potrebbero svilipparsi interessanti filiere logistico-produttive-manutentive.
Carlo Rubbia in un’intervista a “Repubblica” aveva detto che una centrale nucleare costa 4-5 miliardi di euro. Ma senza calcolare gli oneri a monte e a valle, cioè le spese necessarie per l'arricchimento del combustibile e per la creazione di un deposito geologico per le scorie radioattive come quello che gli americani hanno cercato di fare, senza riuscirci ma spendendo 7 miliardi di dollari, a Yucca Mountain.
Lui dice che per raggiungere un obiettivo di 25% elettricità dall'atomo, serviranno una ventina di centrali e quindi possiamo immaginare un costo diretto che si aggira sui 100 miliardi di euro.
Una centrale nucleare approvata oggi sarebbe pronta tra 10-15 anni, alla fine del periodo di transizione
Solo dal potenziale geotermico compreso nell’area di Toscana, Lazio e Campanoa si può ottenere l'energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi.
L’Italia non ha la disponibilità di combustibili fossili e deve approvvigionarsene sul mercato, i prezzi per la produzione dell’energia risultano fortemente instabili. E` bisogno di una pianificazione energetica, condivisa a livello nazionale e regionale, che possa guidare le relative scelte per il prossimo decennio e provocando incertezza al mondo industriale, imprenditoriale e finanziario, che mina la competitività industriale del Paese.