L’adozione delle politiche necessarie al raggiungimento degli obiettivi al 2020 in termini di rinnovabili porterebbe il settore alla creazione di un valore importante nella filiera di approvvigionamento del combustible (biomassa), nella filiera tecnologica (componenti, progettazione, consulenza, costruzione) e nella fase di gestione e manutenzione.
L’Italia dovrà impegnarsi ad assicurare una percentuale di energia primaria da fonte rinnovabilie sul consumo totale interno pari almeno al 17% entro il 2020.
Il paese risulta infatti uno dei paesi a maggiore produzione di energia rinnovabile che non è ancora dotato di una propia industria manifatturiera di settore degna di tale nome, in particolare per quanto riguarda l’eolico e il fotovoltaico.
C’è il persistere e addirittura l’aumento delle problematiche connesse alle procedure di autorizzazione degli impianti, alle difficoltà di connessione a una rete elettrica ancora carente e da potenziare in modo intelligente, ai problemi di dispacciamento, alla proliferazione della sindrome Nimby (Not In My Back Yard) e delle obiezioni pregiudiziali di una parte dei cittadini e degli amministratori locali sovente male informati.
Propio in nome della trasversalità e della numerosità dei settori che coinvolge (manutenzione foreste, agrocoltura, raffinazione, industria alimentare, allevamento, trasporti), la biomassa è la fonteche assorbe più occupazione in Italia.
Nel settore del fotovoltaico, c’è l’avvio della costruzione di impianti manifatturieri per la fabbricazione di materiali e componenti in Piemonte, Veneto e con progetti interessanti anche in Lombardia, Sardegna, Puglia e Sicilia. Inoltre anche nell’eolico e nelle biomasse potrebbero svilipparsi interessanti filiere logistico-produttive-manutentive.
Carlo Rubbia in un’intervista a “Repubblica” aveva detto che una centrale nucleare costa 4-5 miliardi di euro. Ma senza calcolare gli oneri a monte e a valle, cioè le spese necessarie per l'arricchimento del combustibile e per la creazione di un deposito geologico per le scorie radioattive come quello che gli americani hanno cercato di fare, senza riuscirci ma spendendo 7 miliardi di dollari, a Yucca Mountain.
Lui dice che per raggiungere un obiettivo di 25% elettricità dall'atomo, serviranno una ventina di centrali e quindi possiamo immaginare un costo diretto che si aggira sui 100 miliardi di euro.
Una centrale nucleare approvata oggi sarebbe pronta tra 10-15 anni, alla fine del periodo di transizione
Solo dal potenziale geotermico compreso nell’area di Toscana, Lazio e Campanoa si può ottenere l'energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi.
L’Italia non ha la disponibilità di combustibili fossili e deve approvvigionarsene sul mercato, i prezzi per la produzione dell’energia risultano fortemente instabili. E` bisogno di una pianificazione energetica, condivisa a livello nazionale e regionale, che possa guidare le relative scelte per il prossimo decennio e provocando incertezza al mondo industriale, imprenditoriale e finanziario, che mina la competitività industriale del Paese.
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